Storia virtuosa di recupero ecologico e partecipazione civica

Vento sibilante, ore di pioggia scrosciante che erode il terreno fino a scoprirne le radici, l’albero divelto è trasportato dalle acque tumultuose del fiume in piena fino al mare in tempesta. Spinto dal vento per giorni su cavalloni sobbalzanti l’albero approda sulla spiaggia di Erchie dove altri tronchi trasportati dalle onde hanno già trovato approdo.

“Il tronco desolato, relitto d'albero sradicato, scultura come riccio marino, invoca radici al cielo nel morbido silenzio d'aria. Svanisce la riva, di sua tenerezza scopre l'eremo di verdi chiome fiorite, nidi di rondini, ali di primavera.” (Enzo Tafuri)

La furia della tempesta si è ormai acquetata e tronchi biancastri giacciono inerti sulla battigia come cavalieri disarcionati nella tenzone … ma l’estate si avvicina e la spiaggia ingombra reclama il ritorno allo stato naturale di dolce e gradevole arenile per bagnanti impazienti. I giorni passano, i valorosi cavalieri appaiono sempre più come scheletri fatiscenti ma gli operatori istituzionali tardano a mettersi all’opera.

A questo punto gli erchietani, nello spirito dell’Associazione “Uniti per Erchie”, decidono di unire le forze: ripuliscono la spiaggia e recuperano il legname.

Per farne cosa? Innanzitutto delle belle e originali fioriere naturali poste ad abbellire i luoghi.

Non solo. Armati di sega e di trapano, sotto la guida esperta di Cristiano, i nostri costruiscono tre ampie fiorire da sistemare lungo la disadorna passeggiata del tommolo.

Anche l’istinto artistico viene messo all’opera: le radici di un albero sono utilizzate come scultura naturale

Non resta che riempire di terra le fioriere e mettere a dimora le palme di S. Pietro comprate con i fondi dall’Associazione.

Il risultato finale

Un grazie, ragazzi

Trasene e quaglie

Nel mese di maggio a Erchie, dal mare arrivavano le quaglie. “Trasene e quaglie” si diceva. Arrivavano all’alba in piccoli gruppi volando radenti sul mare e acquattandosi subito, immobili, tra i cespugli sugli scogli per riprendersi dalla faticosa traversata. Si riposavano per un giorno e la notte successiva ripartivano verso le zone di nidificazione.

Le povere bestiole arrivavano in vista della costa stremate dalla fatica ma il peggio le aspettava proprio nel momento in cui, finalmente, la traversata era finita. Innanzitutto c’era il falco pellegrino appollaiato sulle alte rocce bianche delle falesie a picco sul mare. All’arrivo del volo di quaglie il rapace si buttava in picchiata ma non sempre riusciva a ghermirne una. Il più delle volte tramortiva nell’impatto il piccolo volatile che cadeva in mare. E così capitava che Fernando il pescatore, che era uscito in mare all’alba ‘arrete o tummene’, a tirar su le reti, tornasse a casa con qualche quaglia nel cassetto dei pesci.

Ma le sfinite quaglie dovevano fare i conti con altri e ben più temibili nemici: una schiera di animali della specie ‘homo sapiens’ era in attesa lungo la costa. Armati di doppietta, questi ‘animali’ bipedi erano disposti strategicamente lungo la costa pronti a far fuoco contro le povere e stremate creature. L’arrivo delle quaglie era salutato da una batteria di spari che vivacizzava le albe di Erchie nel mese di maggio. Nonostante tutto, qualche quaglia riusciva a raggiungere la terraferma e a nascondersi. Definitivamente salva? Neanche per idea. Nel pomeriggio cominciava la caccia con il cane per scovare le poche quaglie rimaste acquattate tra i bassi cespugli dei dirupi della costa. Povere bestiole.

Progetto verde. In attesa della risposta del Sindaco

Associazione Uniti per Erchie

Prot.n. 01/2021 del 28 gennaio 2021           

Al Signor Sindaco di Maiori: Antonio Capone

Al Signor Consigliere comunale con delega per Erchie: Cristiano Cremone

OGGETTO: Proposta per lo sviluppo del verde pubblico di Erchie.

La neonata Associazione “Uniti per Erchie” che ho l’onore di presiedere ha la missione di preservare il paesaggio di Erchie, di migliorare la qualità di vita degli abitanti e dell’offerta turistica.

Con questi obiettivi in mente l’Associazione ritiene appropriato proporre alle autorità competenti un piano di sviluppo del verde pubblico che soddisfi i tre requisiti della missione.

La proposta che si allega è stata redatta tenendo conto anche della legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” che pone il verde urbano come risorsa primaria dei territori. Nello studio il paese di Erchie è stato diviso in zone coerenti e per ciascuna di esse è stato rilevato lo status attuale del verde pubblico e coerentemente sono state elaborate proposte per lo sviluppo di spazi verdi che contribuiscano significativamente a migliorare la qualità del Borgo.

La proposta allegata è corredata di mappatura delle zone, fotografie della situazione in atto ed elaborati grafici delle proposte che si propone di realizzare.

Certo della vostra attenzione vogliate gradire i miei più cordiali saluti

Ancestrale richiamo

 Legno di mare nel selvaggio rigoglio di sole.
 La ghiaia scricchiola passi di orme fugaci.
 La brezza fredda insinua la carezza del sole,
 la fessura degli occhi scherma il riflesso marino,
 deserto di pace.
 Chiuso nel grembo sicuro,
 senza insidie e pericoli,
 lontana l'umanità avara.
 Il tronco desolato,
 relitto d'albero sradicato,
 scultura come riccio marino,
 invoca radici al cielo nel morbido silenzio d'aria.
 Svanisce la riva,
 di sua tenerezza scopre l'eremo di verdi chiome fiorite,
 nidi di rondini, ali di primavera.
 La sagoma come un utero dormiente,
 ponte fra terra e mare,
 bacio di luna nell'ancestrale richiamo.
 Cesti di rami, la sera nel camino,
 nicchie di casa.
 La brace irradia calore, dai piedi risale alla testa,
 un soffio di piume.
 Io solitario, il respiro l'unico rumore,
 scricchiolio di pietre, echi attutiti,
 bisbigli d'amore, fantasmi dell'animo.
   Enzo Tafuri
  
   

Erchie nei ricordi del poeta salernitano Alfonso Gatto

“In quell’insenatura il mondo taceva come per incanto, la spiaggia di ghiaia bianca, l’acqua del mare verdissima e chiara sugli arenili. Poche voci tra le pergole dei giardini d’agrumi. In fondo alla valletta verde dell’insenatura, sotto lo strapiombo della strada costiera c’era una piccola osteria, una stanza. C’era pronto un piatto di aguglie fritte, quei pesci lunghi col becco e la spina verdissima, tenuti al fresco con l’aceto e la mentuccia. Una bottiglia di vino nero. Ritornavamo sulla spiaggia, infilavamo la bottiglia nella ghiaia dove batteva la maretta. Mangiavamo con le mani quel pesce odoroso e silvestre, bevevamo quel vino asprigno. Eravamo felici, parlando delle nostre speranze, dei nostri timidi amori. La notte rimaneva sempre chiara. Bevendo e bevendo, parlando e parlando, una notte ci capitò d’addormentarci. Ci risvegliammo che l’aurora tingeva il cielo di rosso. L’oste, prima di andare a letto, ci aveva coperto col tappeto dell’unico tavolo della sua osteria. Questo per me è Erchie” Alfonso Gatto.

Costituzione dell’Associazione

Con la firma dei quattro soci fondatori l’Associazione Uniti per Erchie si è costituita il 13 dicembre 2020, festa di S. Lucia. Il 16 dicembre sono state associate tutte le persone che hanno presentato richiesta di adesione. Ad oggi, l’Associazione conta 13 soci imprenditori e 36 soci ordinari. Nella prima Assemblea dell’Associazione che si terrà il 19 dicembre verrà definita la quota associativa annuale e sarà eletto il Consiglio Direttivo. A causa del Covid-19 ma anche perché molti soci non risiedono a Erchie, l’assemblea si terrà in forma telematica.

Ricordi di Erchie degli anni 60

Arrivano i signori.

I ‘signori’ che affittavano le case di Erchie per le vacanze estive arrivavano tutti insieme il primo luglio con donna di servizio al seguito. Nel pomeriggio si scaricavano i bagagli dalle macchine e il giorno dopo … tutti in spiaggia.

Per la verità alcuni signori, come il commendator Fabbri e il notaio Amarano, si erano fatti costruire le loro belle case e potevano venire a Erchie tutto l’anno. Prima dell’estate, nei mesi di maggio e giugno, a Erchie arrivava solo qualche famiglia di turisti stranieri, in genere tedeschi. Ma i mesi di luglio ed agosto erano riservati alla buona borghesia italiana proveniente da Napoli e da Roma. Famiglie di avvocati, dottori, dentisti, professori e imprenditori venivano ogni estate a Erchie per fare un mese o due di vacanza al mare.

Di anno in anno affittavano sempre gli stessi appartamenti, frequentavano lo stesso lido e prendevano sempre lo stesso ombrellone possibilmente in prima fila. I ragazzi dei villeggianti riprendevano i flirt interrotti alla fine dell’estate precedente, il paese si animava e un’atmosfera di festa riempiva l’aria.

La giornata dei villeggianti cominciava alle otto in punto con l’Ave Maria di Schubert che veniva messa a tutto volume sul bagno di Rafele, il lido Adriana. Le note dolci e melodiose della preghiera arrivavano dappertutto, perfino sulla Turina. C’era poi il pescivendolo che veniva con il suo furgoncino da Cetara e che girava per il paese gridando con voce cantilenante “o pisciaiolo! ‘e pisce frische”. Verso le dieci, i villeggianti cominciavano a scendere in spiaggia e il jukebox del Lido Adriana faceva partire la colonna sonora della giornata al mare con le note delle canzoni del momento: Voce ‘e notte di Peppino di Capri, Riderà di Little Tony, Abbronzatissima e i Vatussi di Sergio Endrigo, Sapore di sale di Gino Paoli, il Cielo in una stanza di Mina e l’immancabile Cuore di Rita Pavone.

Era bellissimo stare in spiaggia al mattino: il mare azzurro e limpido, il sole caldo, l’aria tersa e asciutta, il maestrale che ancora non si era messo a soffiare forte ma cominciava a increspare appena la superfice del mare, le famiglie a chiacchierare tranquillamente sotto gli ombrelloni, i più giovani a tuffarsi o giocare a pallone sul bagnasciuga. Un’atmosfera di calma e serenità aleggiava su tutta la spiaggia e gli eventi si susseguivano secondo la consueta routine giornaliera.

Il commendator Fabbri partiva con il suo piccolo motoscafo per Cetara a comprare il solito pacco di giornali, il notaio Ammarano cominciava la spola con il suo fuoribordo tra la spiaggia di Erchie e le spiaggette vicine. Una coppia prendeva in affitto una delle iole di Baffone per raggiungere spiagge più esclusive e riservate. Fernando, Mandino e Biagio, dopo aver tirato su le reti, arrivavano sulla spiaggia con il pescato e i più fortunati o i soliti raccomandati si affrettavano a comprare il pesce fresco appena pescato. Anche Ciccio ‘astone veniva con la sua barchetta da Cetara per vendere il pesce sulla spiaggia sotto la Torre.

Verso le undici il jukebox del Lido Adriana si fermava per un attimo e dall’altoparlante arrivava l’annuncio che tutti i bambini aspettavano: “Sono arrivate le zeppole calde!”

La vita serale di Erchie era abbastanza animata ma tranquilla, a misura di famiglia. La colonna sonora serale veniva proposta dal jukebox dello chalet Arcobaleno, la ‘pista’, come veniva chiamata perché si poteva ballare su un’ampia pista circolare. La privacy dei clienti era protetta da cannucce e teloni che circondavano lo chalet da tutti i lati e i ragazzi si accontentavano a fare ‘muretto’ sul piccolo ponte di lato alla pista.

Più tardi nella serata, l’aria che sapeva di mare, si arricchiva del profumo della pizza di Federico.