Sogno ad occhi aperti di un erchietano

Ero nel dormiveglia e ho sognato di arrivare a Erchie con il pullman della SITA dopo una lunga assenza.

Scendendo a piedi verso Erchie, appena superata la curva dopo la Madonna delle Grazie, il cuore mi si è fermato per un istante. Davanti ai miei occhi si è aperto lo stesso panorama che avevo contemplato per tutta una vita, eppure era diverso, come se qualcuno avesse finalmente guarito una ferita antica.

Là dove per decenni avevo visto le due crude cicatrici bianche nella roccia della ex cava ILVA, brillava il verde: Il verde delle ginestre, dei lentischi, dei corbezzoli, di mille arbusti mediterranei che scendevano lungo la roccia verso il mare come una carezza della natura. Il sole accendeva le foglie di riflessi dorati e da lontano non si distingueva più lo sfregio dell’uomo, ma soltanto l’armonia del paesaggio.

Più in basso, sospesa tra la montagna e il mare, ho visto una passeggiata che non avevo mai visto prima. Il vecchio livello inferiore della cava era stato trasformato in una splendida passeggiata affacciata sul mare. Un sentiero leggiadro correva lungo gli scogli, panchine rivolte verso l’orizzonte invitavano alla sosta e al silenzio. Le onde si infrangevano dolcemente sugli scogli sottostanti e il profumo del mare si mescolava a quello degli arbusti marini e dei fiori. Sembrava un luogo creato apposta per ascoltare il rumore del tempo. In fondo alla passeggiata c’era una piccola terrazza panoramica dove alcune persone sorseggiavano un aperitivo osservando il tramonto.

Sono sceso di corsa verso la spiaggia per andare ad ammirare da vicino ma, come spesso succede, il sogno ha preso un’altra direzione. Mi sono fermato da Ignazio per prendere un pedalò e andare dietro Cauco. Ho subito notato che il mare era più pulito e trasparente che mai. Attraverso l’acqua riuscivo a distinguere le pietre sul fondale e il danzare delle piccole occhiate sulla sabbia. Persino il respiro del mare appariva diverso, più leggero, come liberato da un peso invisibile.

Con Ignazio c’era pure Pierino che, esprimendosi come un ingegnere idraulico, mi ha spiegato che gli scarichi fognari di Erchie non venivano più riversati in mare nelle acque antistanti il paese, ma erano stati collegati al sistema di condotte sottomarine che da Cetara portavano al depuratore di Salerno. Le schiume e i residui che talvolta comparivano sul mare vicino agli scogli ed alla spiaggia erano ormai solo un ricordo.

Appena girato con il pedalò intorno alla Torre la Cerniola, mi è apparso il solito scoglio di “miezumare” e, dietro, la splendida spiaggia di Cauco. L’acqua trasparente lambiva come al solito la riva con una delicatezza quasi materna, ma, con mia grande sorpresa la spiaggia era nuovamente viva: alcuni bambini raccoglievano conchiglie, altri si tuffavano tra i riflessi smeraldo del mare. Finalmente il costone roccioso sovrastante la spiaggia era stato messo in sicurezza e quel luogo straordinario, rimasto interdetto per anni, era tornato accessibile. Ho provato la sensazione che Erchie avesse finalmente recuperato una parte importante della propria anima.

Non so come, forse volando, in un lampo mi sono ritrovato di nuovo a Erchie alla foce del torrente S. Nicola di fianco al muro che fa da robusta spalletta. Anche qui ho trovato una sorpresa: il letto del torrente non appariva più come un luogo abbandonato, ricettacolo di rifiuti e rifugio per roditori e rettili. Era invece coperto da una delicata struttura ad arco ricoperta dal verde delle foglie e dai colori dei fiori di piante rampicanti.

Mi sono incamminato salendo le scale, sono passato davanti il negozio di Andrea e sono arrivato fino alla fontanella di via Marina. La galleria verde sul torrente arrivava fino a qui. Tutto appariva incredibilmente armonioso: la natura e l’opera dell’uomo sembravano dialogare tra loro senza sopraffarsi.

Le sorprese non erano finite. Girando a destra lungo via Marina, mi sono ritrovato immerso nell’ombra fresca e profumata di gelsomini, glicini e buganvillee. Meraviglia delle meraviglie, tutta la stradina sotto i due pini era ricoperta da pergolati da cui pendevano fiori variopinti e profumati. Camminando sotto quelle pergole, sembrava di attraversare un giardino sospeso tra il mare e il cielo.

E la brutta scala alla fine della via con muri degradati, intonaci scrostati e ringhiera sverniciata? Anche qui un piccolo miracolo: i muri erano risanati, intonacati e tinteggiati, le ringhiere restaurate e riverniciate.

Guardando verso i parcheggi ho notato con piacere che erano scomparsi quasi tutti i teli di plastica di copertura che per anni avevano rappresentato una nota stonata nel paesaggio. Al loro posto c’erano coperture di verde naturale perfettamente inserite nell’ambiente circostante.

A questo punto il sogno mi ha catapultato in volo di nuovo alla fontanella di via Marina. Mi sono incamminato lungo il torrente inoltrandomi nel Vallone San Nicola. Ho visto che il torrente era stato finalmente sistemato dal punto di vista idrogeologico e che l’antico sentiero che collegava via Marina a via Oliveto era tornato percorribile. L’antico sentiero che ricordavo appena era tornato a vivere. Seguiva il corso del torrente tra alberi, felci e profumi di terra umida. Camminavo accompagnato soltanto dal canto degli uccelli e dal mormorio dell’acqua nelle piccole cascate. Mi sembrava che il vallone custodisse la memoria più segreta del paese e che finalmente qualcuno avesse deciso di ascoltarla. Risalendo lentamente il torrente ho anche pensato a quanta tranquillità avrebbe portato agli abitanti di Erchie sapere che il rischio di nuove esondazioni era stato ridotto.

Ritornato nel paese, mi sono accorto che ovunque il verde aveva trovato casa. Pergolati di glicine e buganvillea attraversavano vicoli e scalinate come pennellate di colore. Le facciate bianche si alternavano ai fiori viola, rosa e arancio. Gli alberi offrivano ombra e ristoro.

Da ogni angolo emergeva una sensazione di cura, di rispetto, di appartenenza.

Quando il sole iniziò a scendere dietro Capo d’Orso, Erchie si tinse di sfumature rosate e dorate. I muri restaurati e le facciate delle case riflettevano la luce del tramonto. Scale, ringhiere, vicoli e aiuole apparivano ordinati e accoglienti. Non c’era un solo angolo che suggerisse abbandono.

A quel punto mi sono fermato su una panchina della passeggiata del tommolo.

Il mare era immobile come uno specchio. Le luci delle case iniziavano ad accendersi una ad una lungo il pendio. Ho guardato quel piccolo borgo che sembrava galleggiare tra la montagna e il mare e ho provato una sensazione difficile da descrivere: non era soltanto orgoglio, non era soltanto felicità.

Era amore.

Poi mi sono svegliato.

Per qualche secondo ho creduto di aver davvero passeggiato in quel paese ritrovato. Ho sorriso, perché ho capito che i sogni più belli non sono quelli impossibili.

Sono quelli che aspettano soltanto qualcuno abbastanza coraggioso da trasformarli in realtà.

Luigi Di Bianco

ESTHER SCHMITT che bella sorpresa!

Il 9 luglio ad Erchie presso il Lido Sirena si è tenuto un incontro con Esther Schmitt naturopata e nutrizionista francese che ha riassunto per noi i principi dell’alimentazione ottimale volta a disinfiammare l’organismo ed a riequilibrare la funzione naturale dello stesso. Infatti, come spiegato, è solo attraverso un efficiente sistema digestivo che l’organismo di ciascuno di noi trova il giusto equilibrio per esaltare le sue forze.

Esther è stata sorprendentemente spigliata e comunicativa anche esprimendosi in italiano e ci ha dettagliatamente spiegato come e in quali momenti della giornata fornire al nostro corpo i nutrimenti essenziali.

Persino chi ha esperienza di diete delle altre scuole di pensiero sulla nutrizione ha potuto apprezzare la conferenza che si è conclusa con un ottimo aperitivo preparato da Esther stessa.

Ricordo che Esther è anche l’autrice del libro, non ancora tradotto in italiano, dal titolo “Smetto di sentirmi stanca” che aggiunge tutto ciò che non poteva essere espresso nei tempi così ristretti della conferenza.

Questo è il link al sito di Esther Schmitt

Grazie mille Esther!!!

Antonella Dimita

Tempo d’estate, tempo di musica

Non sto qui di certo a disquisire sul valore della musica, né certo a dividere la musica con la ‘M’ maiuscola da quella popolare.

Di certo però l’evento organizzato dall’Associazione Uniti per Erchie nell’ambito del Maiori Festival nella Chiesa S. Maria Assunta di Erchie ha reso lampante ciò che la musica ben eseguita può fare, ovvero: curare, distendere, elevare ed in definitiva muovere emozioni edificanti.

Tre archi ed un flauto con un repertorio entusiasmante hanno “acceso” la serata.

Ringraziamo altrettanto entusiasticamente i 4 virtuosi professori del gruppo “I CAMERISTI DI SALERNO” formato da Fabrizio Giordano al violino, Vincenzo Scannapieco al flauto, Paolo di Lorenzo alla viola e Mauro Fagiani al violoncello.
I Cameristi di Salerno hanno eseguito, in due tempi, pezzi classici e pezzi moderni noti come colonne sonore di film e musical.

Replicheranno il 15 luglio sera a Praiano e l’8 agosto a Minori.

Imperdibili!

Antonella Dimita

Il Gioco dello Scaricabarile

Chi deve ripulire il greto del torrente S. Nicola che sfocia sulla spiaggia di Erchie? Il Comune, il Genio Civile, il Demanio? Non è dato sapere, nessuno se ne prende cura e rifiuti, buste di plastica, ratti, rospi,  e schifezze varie si accumulano nei mesi.

A chi compete la pulizia della via Provinciale che dall’incrocio con la statale scende a Erchie? Al Comune, alla Provincia? Non è dato sapere e bottiglie di plastica, carte, terriccio ed erbacce si accumulano ai lati della strada.

Poi succede che sul Corriere del Mezzogiorno, inserto del Corriere della Sera, viene scritto: “Erchie: Non è una favela ma la Costiera. I bambini si tuffano tra i rifiuti nel canale di scolo”

“Un bambino attraversa indisturbato un canale di scarico che dà sulla spiaggia. Cammina tra le acque sporche e rifiuti di ogni genere. Trascorre un po’ di tempo in quel canaletto, come se si divertisse ad esplorare il luogo. Il tratto di spiaggia incriminato è quello di Erchie, noto borgo marinaro della Costiera Amalfitana, nonché frazione del comune di Maiori. Non sono pochi i bagnanti che stendono i loro teli in prossimità dello scolo”.

C’è qualcuno che si indigna per la pessima pubblicità fatta ad Erchie? C’è qualche autorità pubblica o una ASL che va a verificare la situazione igienico sanitaria del luogo? Neanche per sogno! Eppure c’è un canale di scolo colmo di rifiuti proprio sulla spiaggia piena di bambini e bagnanti!

Non c’è speranza per Erchie!

O meglio, una piccola speranza c’è ed è rappresentata dall’Associazione Uniti per Erchie. Alcuni soci dell’associazione si sono dati appuntamento una bella mattina sul greto del torrente con sacchi di spazzatura, vanghe e rastrelli ed hanno ripulito il greto del torrente S. Nicola che, detto per inciso, scorre limpido e pulito dalle montagne senza nessun apporto inquinante lungo il percorso.



Un altro gruppo di soci dell’Associazione ha provveduto invece a ripulire la strada Provinciale.



Ringraziamo i sette soci coinvolti nelle due iniziative: Cristiano, Carmelo, Enzo, Salvatore (Treseghè), Luigi, Lia e Laura che nonostante le osservazione di alcuni passanti che gridavano “Macche’ facite! Addaffà ‘o cumune!” continuano a sperare che Erchie possa diventare un bel borgo civile e vivibile.

MALA MOVIDA.

L’associazione Uniti per Erchie scrive al Sindaco di Maiori in vista della stagione 2022.

L’estate 2021 a Erchie è stata contrassegnata da episodi di “mala movida” con situazioni di pericolo per l’incolumità pubblica e privata che hanno reso necessario, in alcuni casi, l’intervento dei Carabinieri.  Il delicato e ristretto contesto del paesino l’estate scorsa è stato turbato da musica a palla fin oltre le due di notte comportando l’impossibilità a dormire dei residenti, problemi di ordine pubblico, degrado igienico sanitario e danni agli operatori dei B&B.

Questo nonostante sia in vigore dal 2018 un’ordinanza sindacale che limita il livello delle emissioni acustiche e che stabilisce il termine degli intrattenimenti musicali alle ore 24:00.

L’Associazione Uniti per Erchie, preoccupata che la stessa situazione possa ripetersi anche quest’anno, ha scritto una lettera preventiva al Sindaco di Maiori per mettere le mani avanti. Con spirito costruttivo e collaborativo si chiede al Sindaco e agli organi competenti di mettere in atto le misure di controllo necessarie per il rispetto dell’Ordinanza Sindacale n. 34 del 10 agosto 2018 a firma dello stesso Sindaco Antonio Capone.

Questo il testo della lettera: Problema Mala Movida

REGOLAMENTO PER LE ATTIVITA DI TIRO A SECCO

Il Regolamento disciplina l’attività di tiro a secco delle unità da diporto, effettuata nelle aree di cui alle planimetrie dell’Allegato A, nel rispetto delle specifiche disposizioni del Regolamento portuale, approvato con Decreto Dirigenziale della Regione Campania n. 24 del 09.04.2019, al fine di tutelare il sicuro ed ordinato svolgimento delle attività e della circolazione sulle aree pubbliche e di evitare fenomeni di abbandono e condizioni igieniche e di decoro fatiscenti.

REGOLAMENTO PER LE ATTIVITA DI TIRO A SECCO

ALLEGATO A

Miserevole piccola storia erchietana

Di lato alla strada, appena preso il bivio per Erchie, c’era una volta un’area degradata con accumulo di terriccio, pietrame ed erbacce varie che, specie in estate, era usata come ricettacolo di rifiuti lanciati al volo da auto e motorini dei cosiddetti ‘turisti’.

Degrado da quarto mondo come biglietto da visita di Erchie proprio dietro l’angolo di uno degli squarci più suggestivi della costiera amalfitana, la spiaggia di Caugo.

E’ proprio vero, l’uomo non merita quello che la Natura ha creato.

L’Associazione “Uniti per Erchie”, appena nata si è data l’obiettivo del recupero ambientale di questo e di altri angoli degradati del borgo.

Nel giro di pochi mesi è stato elaborato un progetto di recupero ambientale prontamente approvato e finanziato dal Comune di Maiori.

Anche il muro a secco di contenimento del terreno è stato realizzato in tempi brevi con il finanziamento comunale.


L’Associazione a questo punto si è preso l’onere finanziario e di vanga e zappa per mettere a dimora alcune piante grasse ed ornamentali che crescendo con gli anni avrebbero abbellito l’accesso al borgo.


Avrebbero abbellito … Sì, al condizionale.

Sì, perché è di stamattina la scoperta del gesto ignobile di un vile individuo che ha pensato bene di estirpare tutte le piante messe a dimora con impegno e sacrificio dai soci dell’Associazione.

Furto o vandalismo?

Storia virtuosa di recupero ecologico e partecipazione civica

Vento sibilante, ore di pioggia scrosciante che erode il terreno fino a scoprirne le radici, l’albero divelto è trasportato dalle acque tumultuose del fiume in piena fino al mare in tempesta. Spinto dal vento per giorni su cavalloni sobbalzanti l’albero approda sulla spiaggia di Erchie dove altri tronchi trasportati dalle onde hanno già trovato approdo.

“Il tronco desolato, relitto d'albero sradicato, scultura come riccio marino, invoca radici al cielo nel morbido silenzio d'aria. Svanisce la riva, di sua tenerezza scopre l'eremo di verdi chiome fiorite, nidi di rondini, ali di primavera.” (Enzo Tafuri)

La furia della tempesta si è ormai acquetata e tronchi biancastri giacciono inerti sulla battigia come cavalieri disarcionati nella tenzone … ma l’estate si avvicina e la spiaggia ingombra reclama il ritorno allo stato naturale di dolce e gradevole arenile per bagnanti impazienti. I giorni passano, i valorosi cavalieri appaiono sempre più come scheletri fatiscenti ma gli operatori istituzionali tardano a mettersi all’opera.

A questo punto gli erchietani, nello spirito dell’Associazione “Uniti per Erchie”, decidono di unire le forze: ripuliscono la spiaggia e recuperano il legname.

Per farne cosa? Innanzitutto delle belle e originali fioriere naturali poste ad abbellire i luoghi.

Non solo. Armati di sega e di trapano, sotto la guida esperta di Cristiano, i nostri costruiscono tre ampie fiorire da sistemare lungo la disadorna passeggiata del tommolo.

Anche l’istinto artistico viene messo all’opera: le radici di un albero sono utilizzate come scultura naturale

Non resta che riempire di terra le fioriere e mettere a dimora le palme di S. Pietro comprate con i fondi dall’Associazione.

Il risultato finale

Un grazie, ragazzi

Trasene e quaglie

Nel mese di maggio a Erchie, dal mare arrivavano le quaglie. “Trasene e quaglie” si diceva. Arrivavano all’alba in piccoli gruppi volando radenti sul mare e acquattandosi subito, immobili, tra i cespugli sugli scogli per riprendersi dalla faticosa traversata. Si riposavano per un giorno e la notte successiva ripartivano verso le zone di nidificazione.

Le povere bestiole arrivavano in vista della costa stremate dalla fatica ma il peggio le aspettava proprio nel momento in cui, finalmente, la traversata era finita. Innanzitutto c’era il falco pellegrino appollaiato sulle alte rocce bianche delle falesie a picco sul mare. All’arrivo del volo di quaglie il rapace si buttava in picchiata ma non sempre riusciva a ghermirne una. Il più delle volte tramortiva nell’impatto il piccolo volatile che cadeva in mare. E così capitava che Fernando il pescatore, che era uscito in mare all’alba ‘arrete o tummene’, a tirar su le reti, tornasse a casa con qualche quaglia nel cassetto dei pesci.

Ma le sfinite quaglie dovevano fare i conti con altri e ben più temibili nemici: una schiera di animali della specie ‘homo sapiens’ era in attesa lungo la costa. Armati di doppietta, questi ‘animali’ bipedi erano disposti strategicamente lungo la costa pronti a far fuoco contro le povere e stremate creature. L’arrivo delle quaglie era salutato da una batteria di spari che vivacizzava le albe di Erchie nel mese di maggio. Nonostante tutto, qualche quaglia riusciva a raggiungere la terraferma e a nascondersi. Definitivamente salva? Neanche per idea. Nel pomeriggio cominciava la caccia con il cane per scovare le poche quaglie rimaste acquattate tra i bassi cespugli dei dirupi della costa. Povere bestiole.

Progetto verde. In attesa della risposta del Sindaco

Associazione Uniti per Erchie

Prot.n. 01/2021 del 28 gennaio 2021           

Al Signor Sindaco di Maiori: Antonio Capone

Al Signor Consigliere comunale con delega per Erchie: Cristiano Cremone

OGGETTO: Proposta per lo sviluppo del verde pubblico di Erchie.

La neonata Associazione “Uniti per Erchie” che ho l’onore di presiedere ha la missione di preservare il paesaggio di Erchie, di migliorare la qualità di vita degli abitanti e dell’offerta turistica.

Con questi obiettivi in mente l’Associazione ritiene appropriato proporre alle autorità competenti un piano di sviluppo del verde pubblico che soddisfi i tre requisiti della missione.

La proposta che si allega è stata redatta tenendo conto anche della legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” che pone il verde urbano come risorsa primaria dei territori. Nello studio il paese di Erchie è stato diviso in zone coerenti e per ciascuna di esse è stato rilevato lo status attuale del verde pubblico e coerentemente sono state elaborate proposte per lo sviluppo di spazi verdi che contribuiscano significativamente a migliorare la qualità del Borgo.

La proposta allegata è corredata di mappatura delle zone, fotografie della situazione in atto ed elaborati grafici delle proposte che si propone di realizzare.

Certo della vostra attenzione vogliate gradire i miei più cordiali saluti